venerdì 16 maggio 2014

La morte di Patroclo

“Per l'atra polve intanto strascinava di Pàtroclo la nuda salma il duce troiano, onde troncarne dagli omeri la testa, e far del rotto corpo ai cani di Troia orrido pasto. Ma gli fu sopra col turrito scudo il Telamònio: retrocesse Ettorre nella torma de' suoi, d'un salto ascese il cocchio, e le rapite armi famose dielle ai Teucri a portar nella cittade, d'alta sua gloria monumento.”
Iliade,Libro XVI


Patroclo, vestitosi delle armi di Achille, giunge in soccorso dei greci ormai quasi sopraffatti. I troiani credendolo Achille, ingannati dalle armi, fuggono inseguiti fin sotto le mura di Troia. Nella nuova mischia Ettore uccide Patroclo e si veste delle armi che furono di Achille. I greci si ritirano nuovamente verso lo Scamandro inseguiti da Ettore.


 Achille, avvertito della morte dell'amico, interviene nella battaglia, la sua rabbia è incontenibile e i troiani sono presto costretti a guadare al contrario il fiume appena attraversato. Lo spirito del fiume nel frattempo disgustato dal sangue versato dai troiani per causa di Achille, provoca una piena che rallenta l'avanzata greca e permette ai troiani di ritirarsi entro le mura.



I CARRI

"Ettore armato si lanciò dal carro
con due dardi alla mano; e via scorrendo
per lo campo e animando ogni guerriero,
rinfrescò la battaglia"
(Iliade, Libro VI , vv. 125-128)



 Il cavallo, introdotto prima in medio oriente e in seguito in occidente e in Egitto, era usato soltanto come mezzo di locomozione del carro da guerra, in greco hàrma. Il carro di tipo miceneo, piuttosto fragile, si componeva di tre parti: un piccolo pianale di legno, un parapetto di graticcio o di cuoio, due ruote leggere a quattro raggi in legno di olmo con il cerchio di bronzo ed un timone che collegava il veicolo al giogo dei cavalli.


 L'equipaggio del carro era costituito dal guerriero trasportato, hippòdamos, e dall'auriga-scudiero, harmelàtes. Quest'ultimo teneva le redini e dirigeva il veicolo, mentre l'altro poteva combattere anche a bordo maneggiando la lancia, anche se spesso scendeva dal carro per misurarsi con avversari degni del suo valore in duelli (spesso tra aristocratici) che potevano decidere l'intera battaglia. L'uso del carro come abbiamo detto era del tutto individuale e lasciato all'iniziativa del nobile che lo montava, senza alcuna coordinazione con la fanteria o gli altri carri.

lunedì 12 maggio 2014

Lo scudo di Achille

Cinque dell'ampio scudo eran le zone,e gl'intervalli, con divin sapere, d'ammiranda scultura avea ripieni. Ivi ei fece la terra, il mare, il cielo e il Sole infaticabile, e la tonda Luna, e gli astri diversi onde sfavilla incoronata la celeste volta, e le Pleiadi, e l'Iadi, e la stella d'Orïon tempestosa, e la grand'Orsa che pur Plaustro si noma. Intorno al polo ella si gira ed Orïon riguarda, dai lavacri del mar sola divisa.
(Iliade, Libro XVII, vv. 653-654)







Lo scudo di Achille non è uno scudo qualsiasi ma è costruito dal Dio Vulcano appositamente per il grande eroe. Non solo lo scudo ma tutta l’armatura è costruita in ugual modo ma Omero si sofferma a descrivere le raffigurazioni scolpite nello scudo.
La descrizione che ne fa è molto lunga, sicuramente più di centocinquanta versi, ma è particolarmente importante e inoltre piacevole a leggersi, almeno se si è interessati alla conoscenza della società Achea di quella primitiva età (circa tremila anni a.C.).
La descrizione dettagliata è nel libro decimottavo.

lunedì 5 maggio 2014

Le Navi Greche

"E come quando di Favonio il soffio denso campo di biade urta, e passando il capo inchina delle bionde spiche; tal si commosse il parlamento, e tutti alle navi correan precipitosi con fremito guerrier. Sotto i lor piedi s'alza la polve, e al ciel si volve oscura. I navigli allestir, lanciarli in mare, espurgarne le fosse, ed i puntelli sottrarre alle carene era di tutti la faccenda e la gara."
(Iliade, libro II, vv. 189-198)




Nell' Iliade (ma anche  nell’ Odissea ) la nave preferita dai guerrieri-marinai greci e senza dubbio quella a venti rematori, più il timoniere e il capitano, ciò è dovuto forse alla sua estrema versatilità operativa nell’essere, allo stesso tempo, affidabile sia per la guerra da corsa, che prevede rapidi sbarchi e altrettanti rapidi imbarchi dopo le razzie, sia per il trasporto di persone e merci rare in tempi relativamente brevi.
Una nave a venti remi è quella utilizzata da Agamennone per andare a rimandare Criseide  al padre.

Nel cosiddetto catalogo delle navi, riportato dal II libro dell’Iliade, le navi dei territori di Metone,Taumacia,Melibea e Olizone sono a 50 vogatori (25 per lato) deve trattarsi certamente dei primissimi tipi del famoso pentecontero, la nave da guerra greca che successivamente dominerà incontrastata i mari fino all’avvento dei triremi. Con questo tipo di nave i greci procederanno alla colonizzazione del mediterraneo occidentale.



venerdì 2 maggio 2014

Le Armature

"Il campo era già tutto una vasta palude in cui disperse de' trafitti nuotavano le belle armature e le salme."
(Iliade,Libro XXI, vv. 386-389)





Solo i nobili ed i re potevano equipaggiarsi con un'armatura completa di bronzo. La maggior parte dei combattenti indossava probabilmente dei corsaletti di pelle o di lino, linothòrakes, schinieri di feltro o di bronzo, knemìdes, ed elmi di cuoio (raramente di bronzo), kòrytes, a calotta, più o meno lavorati e rinforzati con dei dischetti di metallo o con zanne di cinghiale. Quelli più raffinati potevano essere dotati di paragnatidi e resi più imponenti da una cresta di crini di cavallo.

giovedì 1 maggio 2014

L'esercito Acheo

"Riunito l'esercito, movemmo ben armati ed accinti, e sul merigge  d'Alfèo giungemmo all'onde sacre."
Iliade, Libro XI,vv 948-950


L'esercito acheo era probabilmente condotto secondo l'uso di quello miceneo: a capo di ogni contingente della spedizione vi era il wànax (sovrano) locale con i suoi lawòi che rappresentavano la nobiltà guerriera e fondiaria del paese di provenienza e comandavano direttamente i guerrieri che avevano condotto con sé.Non si trattava quindi di una struttura compatta né di un esercito disciplinato e inquadrato secondo una precisa catena di comando, ma di un coacervo di schiere che seguivano in battaglia il loro signore secondo un vincolo di fedeltà. Ne è un esempio il celebre episodio dell'ira di Achille: ritiratosi il suo re dalla guerra, tutto il contingente dei Mirmidoni lo segue e si astiene dal combattere.


L'esercito Troiano, i Teucri.

“Così per l'ampio esercito un confuso mettean schiamazzo i Teucri, ché non uno era di tutti il grido né la voce, ma di lingue un mistìo, sendo una gente da più parti raccolta.”
(Iliade, Libro IV, vv 527-531)



L'esercito troiano, al pari di quello Acheo, era costituito da più popoli, ciascuno sotto il comando di un nobile. In alcuni passi dell'Iliade però troviamo una differenza di non poco conto tra i due eserciti: alcuni dei contingenti comandati dai Troiani, sembrano essere costituiti da veri e propri mercenari "stagionali", con "contratto a termine".